La donna del (non) ritorno

Martha Rivera Garrido, pronipote del poeta dominicano Fernando Gaston Deligne, è una scrittrice e poetessa di Santo Domingo, da sempre attiva per la causa femminile; nel 1996 vince il Premio Internazionale “Novela Casa de Teatro” per la sua prima opera “Ho dimenticato il tuo nome”. Nel 1998 scrive e dirige il documentario “Artisti ad Aprile”, per raccontare la Rivoluzione d’Aprile del 1965.
Ho conosciuto una delle sue poesie più celebri, No te enamores (Non ti innamorare), grazie ad una mia cara amica, la quale dopo una lunga chiacchierata mi mandò un messaggio dove c’era scritto: “leggi, questi versi parlano di noi”. Ho adorato fin da subito l’elenco degli eludibili consigli che la poetessa dominicana finge di dare al suo interlocutore. In questa lista di caratteristiche “pericolose” riversa tutta la tacita e beffarda ironia di chi ha la perfetta convinzione che una volta sperimentato l’incontro non vi sarà più possibilità di ritorno. La donna del non ritorno è un distillato di saggezza, libertà e follia. È un essere fluente ed illuminato che sfugge alle maschere sociali di pirandelliana memoria. Una creatura con una forza non contenibile, ineluttabile in un gioco di seduzione e di accattivante tenerezza. Accanto alla descrizione della donna prodigiosa, insidiosa ed irriverente si fa strada anche il concetto del non ritorno, in particolare del non ritorno da una persona. Condivido pienamente questa maniera di sentire alcuni incontri. Sembra quasi che da alcune persone non vi sia redenzione o possibilità di recesso. La poetessa dominicana attribuisce la causa dell’incapacità del regresar all’esperienza dell’avvicinamento ad una donna libera, ovverosia ad una donna che ha saputo vincere i demoni dell’isterismo, capace di oltrepassare l’orizzonte chiuso dell’Io, che ha sopraffatto il fantasma di Elettra; una che ha raggiunto la libertà “nel senso positivo di realizzazione del proprio essere: cioè di espressione delle sue potenzialità intellettuali emotive e sensuali” ( E. FROMM, Escape from freedom). 
Forse, più generalmente, il punto del non ritorno si sperimenta dinanzi alla mancanza di filtri convenzionali, ossia nell’esperienza della libertà, quest’ultima intesa come attività di recupero della spontaneità, della propria originalità e dell’essenzialità. In questa danza di anime libere vi è l’eliminazione del superfluo, della superficialità e la riappropriazione di piccoli “territori interiori”. L’esperienza del non ritorno è connessa alla domanda a cui l’altro, attraverso la sua fluidità, è in grado di rispondere. Richiama il concetto dell’Io divisibile dove parti dello stesso sono determinate dall’altro e al contempo determinanti della realtà. La vita trattenuta dietro le sbarre della cupiditas, della pretesa, del possesso, nel vuoto sempre più profondo della sperimentazione del desiderio del nulla (generato dal pensiero narcisistico) concepisce l’altro solo come mero strumento di risposta ad un bisogno. La donna ( e l’uomo) del non ritorno è colei (o colui) invece che, al contrario, combatte i propri limiti e che vive l’altro come possibilità di ritorno a se stessa (o), di conoscenza, di sperimentazione; è colei (colui) in grado di recitare le parole: “più io ti do, più io ho”.
Vi propongo sia la versione originale (in spagnolo) della poesia sia quella tradotta in italiano. Nella traduzione italiana il testo presentava diverse lacune che ho tentato di colmare. Spero vi piaccia, buona lettura!

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Renato Guttuso, Ritratto di donna

No te enamores de una mujer que lee, de una mujer que siente demasiado, de una mujer que escribe.
No te enamores de una mujer culta, maga, delirante, loca. No te enamores de una mujer que piensa, que sabe lo que sabe y además sabe volar; una mujer segura de sí misma.
No te enamores de una mujer que se ríe o llora haciendo el amor, que sabe convertir en espíritu su carne; y mucho menos de una que ame la poesía (esas son las más peligrosas), o que se quede media hora contemplando una pintura y no sepa vivir sin la música.
No te enamores de una mujer a la que le interese la política y que sea rebelde y sienta un inmenso horror por las injusticias. Una a la que no le guste para nada ver televisión.
Ni de una mujer que es bella sin importar las características de su cara y de su cuerpo. No te enamores de una mujer intensa, lúdica, lúcida e irreverente.
No quieras enamorarte de una mujer así. Porque cuando te enamoras de una mujer como esa, se quede ella contigo o no, te ame ella o no, de ella, de una mujer así, jamás se regresa.

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive.
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare,
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti ad un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna alla quale interessi la politica, che sia ribelle e che provi un senso di immenso orrore per le ingiustizie. Una alla quale non interessa per niente guardare la televisione.
Né di una donna che è bella  indipendentemente dalle caratteristiche del suo viso e del suo corpo.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro mai

Il mondo irriverente della poetessa dei Navigli

Amo il mondo illuminato dai pensieri irriverenti di Alda Merini, quello della “semplicità che si accompagna con l’umiltà”. Adoro smisuratamente la forza espressiva della sua poesia, la “sua identità ribelle”, il suo modo di raccontarsi e di descrivere la pazzia ed il crepuscolo. Vi propongo una poesia che amo particolarmente.

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La parte invisibile di Shanghai (Marzo 2017)

Non mettetemi accanto alle donne                                 
che amano il loro pianto                                                    
più ancora dei loro figli                                                      
e che dei tradimenti maritali                                            
hanno fatto un vessillo di guerra,                                    

alle donne che incendiano le pareti                                           
degli altri                                                                                
con i loro lunghi lamenti di affitto                                    
tradendo tempi e sostanze.                                                 
Non mettetemi accanto a queste civette dolci 
che usano le loro penne 
per trascrivere annali di guerra 
e che proteggono i forti 
solo perchè fan loro donazioni. 
L’amore è uno spirito svelto 
che se ne va via, tradisce 
purtroppo i traditori.

“…non c’è sosta per noi, ma strada, ancora strada, e che il cammino è sempre da ricominciare”.

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Galicia, Costa da Morte (Luglio 2014)

A GALLA

Chiari mattini,
quando l’azzurro è inganno che non illude,
crescere immenso di vita,
fiumana che non ha ripe né sfocio
e va per sempre,
e sta – infinitamente.
Sono allora i rumori delle strade
l’incrinatura nel vetro
o la pietra che cade
nello specchio del lago e lo corrùga.
E il vocìo dei ragazzi
e il chiacchiericcio liquido dei passeri
che tra le gronde svolano
sono tralicci d’oro
su un fondo vivo di cobalto,
effimeri.
Ecco, è perduto nella rete di echi,
nel soffio di pruina
che discende sugli alberi sfoltiti
e ne deriva un murmure
d’irrequieta marina,
tu quasi vorresti, e ne tremi,
intento cuore disfarti,
non pulsar più! Ma sempre che lo invochi,
più netto batti come
orologio traudito in una stanza
d’albergo al primo rompere dell’aurora.
E senti allora,
se pure ti ripetono che puoi
fermarti a mezza via o in alto mare,
che non c’è sosta per noi,
ma strada, ancora strada,
e che il cammino è sempre da ricominciare.

Eugenio Montale